Mercoledì 19 novembre presso la sede di Asp Ghirlandina (alla residenza Charitas di via Panni a Modena), il professor Stefano Zamagni è stato ospite dell’evento “La cura come bene comune – Verso un welfare generativo tra pubblico, privato e terzo settore”. L’appuntamento ha previsto anche la presentazione della ricerca “Cooking for disability”, una prestigiosa e importante ricerca condotta presso l’Asp Ghirlandina sugli effetti dell’alimentazione su un gruppo di adulti con disturbo dello Spettro Autistico che richiedono livelli molto elevati di sostegno.
La ricerca è stata pubblicata recentemente su una prestigiosa rivista internazionale (Frontieres in Psychiatry) con il titolo “Cooking for disability: a pilot study on nutritional interventions for mental health support in adults with autism spectrum disorder”, ed è stata condotta dai membri di un gruppo di lavoro della Università di Modena, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’associazione Controvento e della direzione di ASP Ghirlandina, rispettivamente con la professoressa Johanna Maria Catharina Blom, col professor Ciro Ruggerini, con Franco Caroli, Carla Ferreri, Annalisa Masi, Veronica Rivi, Pierfrancesco Sarti, Mauro Rebecchi e Chiara Arletti.
Dopo i saluti istituzionali e l’intervento di presidente e direttrice di Asp Ghirlandina, Mauro Rebecchi e Chiara Arletti, l’intervento del professor Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e la presentazione della ricerca. Il professore ha messo in evidenza i vantaggi della sussidiarietà e ha dato corpo ai principi dell’economia civile, attraverso il rapporto di collaborazione e reciproco coinvolgimento tra pubblico, privato e terzo settore organizzato.
Molto significativa anche la collaborazione della realtà modenese con lo chef Luca Marchini (del ristorante stellato L’Erba del Re), che nelle prossime settimane farà formazione alle cuoche di Asp Ghirlandina e ai genitori degli ospiti, sia presso i locali del Charitas che nei ristoranti gestiti dallo chef. Marchini è storicamente già impegnato nella cucina in ambito sanitario e ha collaborato col dottor Franco Caroli, in quest’ambito lo chef metterà nei piatti i criteri della psichiatria nutrizionista.
Un focus sulla ricerca
La ricerca ha molte particolarità che vale la pena di sottolineare. Intanto è stata rivolta a un gruppo di adulti mentre le ricerche in questo campo sono rivolte di solito a soggetti in età infantile e adolescenziale; si inserisce nel filone della “Psichiatria Nutrizionale” secondo cui la dieta e le condizioni metabolico nutrizionali possono influenzare in modo rilevante la salute mentale e il comportamento. L’ipotesi alla base della ricerca è che condizioni biologiche come l’infiammazione cronica, gli squilibri lipidici e la disfunzione metabolica contribuiscono alla gravità dei sintomi autistici e dei comportamenti associati, e che una dieta mirata può migliorare questi parametri e, di conseguenza, il comportamento.
La ricerca è stata condotta secondo la logica di una ricerca pilota (o esplorativa) che ha considerato un piccolo campione di sette adulti (sei uomini e una donna) di età media di circa 30 anni valutati sistematicamente per un anno. L’intervento alimentare è stato guidato dai principi di evitare alimenti proinfiammatori, di migliorare il profilo degli acidi grassi assunti, di controllare i carboidrati, di un maggiore consumo di pesce, legumi, frutta/verdura e grassi più sani. La consistenza, il gusto e la presentazione del cibo sono stati adattati alle esigenze del campione con il coinvolgimento dei cuochi della residenza con la supervisione di un medico nutrizionista e di un cuoco professionale, degli educatori e degli operatori socio-sanitari, oltre che dei familiari.
I risultati ottenuti indicano che vi è stato un miglioramento nel tempo degli indici biologici parallelo a un miglioramento nel tempo sia dei sintomi della condizione autistica, sia degli indici del comportamento disadattivo. Lo studio, pur preliminare, dimostra la fattibilità di un intervento nutrizionale personalizzato in adulti con disturbo dello Spettro Autistico gravi, condotto in contesto residenziale, con piena adesione.
Le modifiche dietetiche sono state adattate alle esigenze sensoriali e comportamentali del campione (ad esempio texture, gusto, presentazione), aumentando l’accettazione e l’aderenza. I risultati suggeriscono che un approccio di “nutrizione di precisione” basato su biomarcatori può supportare la gestione dei sintomi autistici e dei comportamenti associati, integrandosi alle cure tradizionali. La ricerca presenta limiti importanti – bassa numerosità del campione e assenza di un gruppo di controllo – e richiede, per questo, una interpretazione cauta dei dati. Nonostante i limiti, i risultati sostengono la validità della nutrizione di precisione come complemento promettente nella gestione dei disturbi dello Spettro Autistico in età adulta. Questo apre la strada a nuovi modelli di cura più integrati, personalizzati e biologicamente informati.



